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Le variazioni delle onde sismiche e l’individuazione del movimento dei fluidi nel sottosuolo potrebbe aiutare a monitorare l’evoluzione della pericolosità di una sequenza sismica

Un nuovo studio condotto da un team di ricercatori e ricercatrici dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’University of California Berkeley e della United States Geological Survey (USGS), ha sviluppato un metodo per il monitoraggio della migrazione di fluidi nella crosta terrestre mostrando che questi processi sono strettamente correlati con la sismicità, soprattutto durante le sequenze più intense.

La ricerca, intitolata “Temporal and spatial changes in Seismic Attenuation Associated with Inferred Fluid Migration in the 2016 Central Apennines Earthquake Sequence”, e pubblicata sulla rivista scientifica Bulletin of the Seismological Society of America, ha l’obiettivo di comprendere la complessa evoluzione dei fenomeni che hanno caratterizzato la sequenza sismica dell’Appennino Centrale, avvenuta tra Amatrice, Visso, Norcia e Capitignano nel periodo compreso tra il 24 agosto 2016 e la fine di febbraio 2017.

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