Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Sezione di Milano
 
    
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Elaborazioni storico-macrosismiche - Terremoto aquilano del 6 aprile 2009-
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Rapporto sugli effetti del terremoto aquilano
del 6 aprile 2009

[RPT03 – 20.04.2009]

Coordinamento del rilievo a cura di P. Galli e R. Camassi

R. Camassi, F. Bernardini, G. Vannucci, S. Salimbeni, E. Ercolani, A. Cavaliere, D. Tripone (INGV, BO); M. Vecchi, A. Rossi, A, Tertulliani, A. Massucci, L. Graziani, A. Maramai, L. Arcoraci, M. Berardi, C. Castellano, I. Leschiutta, S. Del Mese  (INGV, RM); R. Azzaro, S. D’Amico, R. Platania, L. Zuccarello (INGV, CT); A. Marturano, S. Carlino (INGV, NA);
P. Galli, S. Castenetto, E. Peronace, D. Molin, G. Naso, A. Lucantoni (DPC, RM);
G. Buffarini, S. Paolini, V. Verrubi (ENEA, RM)
M. Mucciarelli (UniBas, PZ); R. Gallipoli (CNR-IMAA, PZ).

Supporto logistico remoto: V. Castelli (INGV, BO), M. Locati, M. Stucchi (INGV, MI).

Hanno contribuito al rilievo in E.M.S.: C. Piccarreda, A. Rovida, V. Pessina, A. Gomez Capera, P. Albini, F. Meroni (INGV, MI); M.S. Barbano (UNI CT); T. Tuvé, N. Mostaccio (INGV, CT); I. Cecic, M. Godec (ARSO Ljubljana).

 

Premessa

A seguito del forte terremoto verificatosi nell’aquilano alle ore 3.32 locali del 6 aprile, si è attivato il gruppo di pronto intervento macrosismico QUEST - costituito nell’occasione da alcune squadre di rilevatori delle sezioni INGV di Bologna, Roma, Napoli e Catania, da alcune squadre del Dipartimento nazionale della Protezione Civile (supportate da tecnici ENEA) e da colleghi dell’Università della Basilicata e del CNR (IMAA) -, che ha avviato immediatamente il rilievo degli effetti macrosismici.
Il lavoro preliminare, estremamente speditivo, ha avuto l’esclusivo obiettivo di definire al meglio il limite del danneggiamento medio-grave; successivamente il rilievo è stato approfondito ed esteso ad un’area molto ampia, e ha cercato di monitorare anche i possibili aggravamenti del danno prodotti dall’evolversi della sequenza.
Le squadre operative presenti sul campo hanno fornito costantemente aggiornamenti al Dipartimento nazionale della Protezione Civile. Nella serata del giorno 7, a circa 36 ore dall’evento principale, risultavano monitorate circa 70 località, mentre al 9 aprile risultavano rilevate direttamente (in qualche caso più volte) circa 130 località. Lo scenario ricostruito nei primi tre giorni di lavoro, e descritto nei due precedenti rapporti, rappresenta principalmente la situazione riscontrabile prima del forte aftershock verificatosi alle ore 19.47 del giorno 7, che ha prodotto, insieme alle numerosissime scosse della sequenza, qualche ulteriore danno. Le prime verifiche a campione su alcune aree, hanno escluso significativi ed estesi aggravamenti del danneggiamento; le indagini successive hanno tuttavia individuato alcune aree di aggravamento, che saranno evidenziate nel seguito.
Il monitoraggio degli effetti è continuato nei giorni successivi, con il contributo di nuove squadre e il supporto logistico di diversi colleghi. Alla data odierna risultano monitorate circa 185 località, verificate in qualche caso da più squadre, e per le quali sono state compilate le relative schede di rilievo.
A partire dal giorno 14 aprile è stato avviato anche un rilievo approfondito sulle principali località danneggiate, finalizzato all’applicazione della scala macrosismica europea EMS98. A questo lavoro hanno contribuito  anche altri colleghi delle sezioni INGV di Milano e Catania, dell’Università di Catania, oltre a colleghi sloveni. Questa indagine approfondita, che consente anche una migliore calibratura delle stime in MCS, ha riguardato al momento circa 40 località, ed è stata particolarmente focalizzata sull’area urbana de L’Aquila.
Dal presente rapporto sono al momento escluse le informazioni di effetti di risentimento, non direttamente verificati, che sono comunque stati acquisiti tramite questionari e interviste telefoniche, e che sono in fase di elaborazione.

 

Tipologie edilizie e condizioni di manutenzione

Occorre sottolineare che nell’area aquilana (e nello stesso capoluogo) sono presenti tipologie e condizioni edilizie molto diverse. Insieme a nuclei di edilizia storica in pietra, solitamente non squadrata, di pezzatura molto irregolare e con sporadiche presenze di muratura a sacco (rilevanti in alcuni casi in cui gli effetti di danno sono risultati gravissimi, in particolare per l’edilizia monumentale), convivono nuclei di edifici in cemento armato, recenti o meno recenti.
All’interno dei centri storici di numerose località dell’aquilano, fra gli edifici in pietra sono presenti nuclei (a volte anche consistenti) di edifici in completo abbandono da decenni e parzialmente diroccati prima del terremoto. Allo stesso tempo convivono nel medesimo insediamento, a distanze molto ridotte, edifici in muratura utilizzati abitualmente e in normali condizioni di manutenzione, edifici in pietra, mattoni o blocchetti di cemento, con solai e coperture in laterocemento, insieme a ville o condomini molto recenti in cemento armato.
In qualche caso si osservano edifici in muratura in cui sono visibili interventi relativamente recenti, con la sovrapposizione di una cordolatura e una copertura in CA. Come osservato anche in occasione del terremoto del 1997 in Umbria Marche, questi interventi, senza un contestuale rinforzo delle strutture verticali, hanno solitamente determinato effetti negativi sulle murature.
La distribuzione spaziale di queste tipologie edilizie, nei diversi centri, è risultata molto variabile: in qualche caso gli edifici più recenti rappresentano la semplice espansione circolare del vecchio centro abitato, in qualche altro caso ne sono una diramazione, in perfetta continuità, in una certa direzione, oppure sono dislocati in un'area adiacente, ma significativamente diversa. Queste situazioni così variabili hanno generalmente reso molto complessa la stima dell’intensità macrosismica.

 

Stima dei danni

La considerazione della estrema variabilità delle tipologie edilizie presenti nei diversi insediamenti, la presenza di edifici in situazione di forte degrado preesistente e la frequente spiccata differenza di danneggiamento fra i centri storici e le parti di sviluppo recente, ha reso particolarmente critica la valutazione degli effetti in termini di intensità macrosismica. Queste differenze sono talmente marcate, in qualche caso, da non poter essere sufficientemente mediate dalla consueta espressione delle incertezze fra un grado e l’altro della scala.
In questa fase si è ritenuto di rappresentare principalmente gli effetti riconducibili ai centri storici e alle aree immediatamente circostanti. In qualche caso, ulteriori approfondimenti consentiranno di differenziare in modo chiaro le stime di intensità per i centri storici e per le parti più recenti che siano spazialmente identificabili come tali.
Questo problema è stato affrontato con particolare attenzione per l’area urbana de L’Aquila, che è stata esplorata con molta attezione anche per consentirne una valutazione in termini di EMS. La stima di intensità che si formula al momento, è sostanzialmente riferita all’area del centro storico, mentre il danneggiamento delle aree periferiche è sostanzialmente inferiore, di oltre un grado della scala MCS, rispetto all’area del centro storico.
A conclusione del lavoro, si ritiene che sarà possibile assegnare intensità distinte per le diverse aree che compongono la città dell’Aquila.
Il rilievo degli effetti di danneggiamento evidenzia, nel suo complesso, situazioni molto irregolari. I danni  più gravi si distribuiscono in direzione NO-SE, con una rilevante propagazione verso SE. I livelli massimi di danneggiamento (Is ≥ 9 MCS) sono riscontrabili in alcune località minori distribuite in modo irregolare in aree di danneggiamento decisamente più contenuto (Is ≤ 8 MCS). In generale sembra evidenziarsi una forte componente di vulnerabilità sismica, associato in qualche caso ad effetti di sito molto evidenti, come nel caso di alcuni centri ubicati nella media valle dell’Aterno, sia sulle alluvioni soffici (Onna) che su alture costituite dai limi bianchi medio-pleistocenici.

In allegato al presente rapporto viene fornita una mappa della distribuzione delle intensità osservate, riferibili principalmente agli effetti della scossa principale del 6 aprile, che in qualche caso includono aggravamenti dovuti alle scosse successive. I dati non sono definitivi e le valutazioni di intensità potranno subire qualche variazione, quando sarà possibile analizzare e confrontare collegialmente l’enorme quantità di informazioni raccolte dalle squadre che hanno partecipato al rilievo.

Il consistente apparato fotografico raccolto e l’insieme dei dati raccolti con le schede EMS saranno progressivamente resi disponibili via web.

Nei prossimi giorni le attività di rilievo continueranno, allo scopo di migliorare il quadro informativo complessivo, di verificare situazioni incerte ed eventuali aggravamenti, e per completare la raccolta dati secondo la scala EMS.

Fig. 1 - Mappa degli effetti del terremoto del 6 aprile 2009 e relativa box sismogenetica.

 

QUEST (QUick Earthquake Survey Team) riunisce un team di esperti dedicato al rilievo macrosismico post-terremoto in grado di intervenire in tempo reale, e di fornire, rapidamente ed univocamente, il quadro degli effetti nell'area colpita da un evento sismico, a supporto degli interventi di Protezione Civile e della Comunità Scientifica.

 

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- ultima modifica 21/04/09
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